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Restauro di una statua lignea

Restauro di una statua lignea

  • Posted by Francesca Traversi
  • On 14 Ottobre 2020
  • 0 Comments
  • lignea, policroma, restauro, restauro conservativo, Ronciglione, SantAntonio Abate, scultura, statua lignea, XVII secolo

Restauro di una statua lignea, policroma, di Sant’Antonio Abate nella chiesa di San Lorenzo a Ronciglione (VT)

L’uso di portare statue in processione, è una pratica molto antica.

Era infatti consuetudine trasportare statue di divinità,in marmo o legno,nell’ambito di feste rituali, con fini propiziatori, fin nelle società agricole arcaiche.

Con il Cristianesimo questa tradizione, così radicata e di grande effetto, trova nuovi soggetti che sostituiscono ,nell’immaginario popolare, le antiche divinità protettrici. Basti pensare alla grande produzione di statue processionali di santi realizzate fin dal Medioevo.

La figura di Sant’Antonio Abate, nel nostro caso, è molto diffusa nelle comunità agropastorali come taumaturgo e protettore degli animali domestici. La sua festa, che viene celebrata con grandi falò, augurio di prosperità e buoni raccolti, coincide con la fine dell’inverno.

Descrizione e tecnica di costruzione

La statua di cui tratterò,(ancora oggi portata in processione),risale alla fine del XVII sec. e rappresenta il Santo, benedicente, seduto su un trono.

Il legno usato per le sculture, poteva essere ebano, cipresso, pero, tasso, olivo , nel nostro caso più probabilmente pioppo o tiglio, vista la diffusa presenza di insetti xilofagi.

Il tronco veniva svuotato (per rendere la statua più leggera e ridurre il rischio di movimenti naturali e quindi fessurazioni, del legno massiccio), e sul retro veniva realizzato una sorta di coperchio.Il trono, le mani e parti del panneggio, in questo caso, sono state ricavate separatamente.

Una volta modellato ,con scalpelli, sgorbie e piccole lame da taglio, il legno veniva preparato con uno strato di gesso sottile con colle animali, su cui poi si stendevano i pigmenti.

Stato di conservazione e interventi

1-Statua di Sant’Antonio Abate prima del restauro

La statua era completamente ridipinta,ma già ad un primo esame si è riscontrata una diffusa presenza di fori di insetti xilofagi(tarli) visibili sul retro ,di legno grezzo e nascosti dalla spessa ridipintura sul resto dell’opera (foto2).

La mano sinistra era molto danneggiata e malamente ancorata al braccio.

Il primo intervento è stata quindi la disinfestazione, mediante iniezioni antitarlo e creazione di sottovuoto su tutta la superficie(vedi trono,foto3) .

 

Uno strato molto tenace e spesso di colori e imprimiture , era stato applicato ovunque sopra il pigmento originale: sui panneggi, sull’incarnato,(foto4) nel tentativo di “rinnovare” o proteggere la scultura. Non è raro,  che statue, anche pregevoli, siano nascoste da ridipinture sommarie che ne appiattiscono e alterano l’aspetto.

foto2
foto3
foto4

 

Solo dopo alcuni saggi di pulitura si è potuta accertare la cromia originale. Le ridipinture sono state rimosse con solventi, per ammorbidirle, e bisturi per asportarle senza danneggiare il colore autentico, peraltro generalmente abbastanza integro e in buono stato di conservazione.

  I colori dell’abito, ridipinto di bianco e bruno, sono in realtà nero e rosso, come in effetti appare nella maggior parte dell’iconografia di Sant’Antonio Abate. Nelle foto 5 e 6 vediamo la parte superiore dell’abito dopo la rimozione della ridipintura bianca,sul petto il simbolo del tau a foglia d’oro; nella foto 7 il dettaglio della mano danneggiata che rivela l’incarnato roseo originale

foto5
foto6
foto7

 

Dopo la disinfestazione e la rimozione dello scialbo, si è passati al consolidamento e riassemblaggio .

Le zone del legno porose e decoese(foto2), sono state consolidate con iniezioni di resina acrilica, sono stati rimossi i chiodi utilizzati in passato per riparare le dita ,  mentre le parti staccate sono state ricollocate con perni in legno . Il trono, che presentava distacchi di alcune assi è stato imperniato (foto8), lo stesso è stato fatto per la mano sinistra e le dita (foto9).

Le piccole ma diffuse lacune del legno, lasciate anche dai tarli, sono state stuccate con gesso di Bologna e colla di coniglio (foto 9 e 10)

foto8
foto9
foto10

 

Le stuccature sono state quindi ritoccate con acquarelli e colori a vernice per restauro.

 

11-Statua di Sant’Antonio Abate dopo il restauro

La statua è alloggiata al riparo dalle intemperie, ma essendo ancora utilizzata per la processione del 17 gennaio ,oltre a verificarne la staticità, è stato ritenuto opportuno proteggerla con una vernice trasparente finale per restauro.

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